Secondo l’Enciclopedia della Science Fiction, fu Philip Dick a coniare il termine precog in un suo racconto del 1954. In A world of talent (in Italia: Un mondo di geni) l’umanità ha colonizzato altri pianeti dell’universo e in alcuni di essi vivono degli individui dotati di poteri eccezionali tra cui, appunto, la capacità di vedere o percepire eventi futuri.
Il tema della precognizione, però, non si esaurisce solo in questo racconto ma, come è solito per l’inventiva di questo autore, continua a essere sviluppato in altri racconti e romanzi fino a uscire dalla carta stampata e coinvolgere la vita stessa dell’autore. In diverse interviste Dick ha affermato di aver vissuto dei momenti di precognizione, alcuni legati a fatti che aveva già raccontato in alcune sue storie e altri inerenti a cose che non conosceva ma che avrebbe appreso parecchio tempo dopo.
In Un mondo di geni la precognizione è solo una tra le diverse capacità psichiche possedute dai personaggi mentre nel romanzo E Jones creò il mondo il tema diventa più filosofico poiché in questo caso Floyd Jones riesce a vedere un anno avanti nel futuro e questo diventa il pretesto per rimanere prigioniero di questa conoscenza: sapere cosa accadrà, infatti, non significa poterlo evitare. Dick tornerà spesso su questo paradosso continuando a lavorare su una catena di idee che mettono a confronto il concetto di conoscenza con quello di libertà. Nello specifico: vedo ciò che accadrà perciò so che accadrà quindi agisco sulla base di ciò che so e così facendo contribuisco a farlo accadere. In pratica, sapere che qualcosa avverrà mi mette nella condizione di farla avvenire.
Curioso, in questo senso, che nel racconto I labirinti della memoria, l’ingegnere Michael Jennings ben sapendo cosa accadrà nel futuro decide di rinunciare al suo cospicuo compenso in cambio di sette oggetti ordinari con cui modificare il futuro stesso. Con Minority Report questi concetti vengono spinti al limite. Nel romanzo i tre precog della Precrime sono in grado di vedere gli omicidi prima che vengano commessi, di conseguenza i potenziali assassini vengono fermati e arrestati prima di commettere il reato. Oltre alla contraddizione etica che ne nasce, Dick ci presenta un altro paradosso: il punto non è più se sia possibile prevedere il futuro ma che cosa significa prevedere un futuro che può essere modificato proprio perché lo abbiamo previsto. Inoltre, i tre precognitivi possono avere visioni discordanti sul futuro generando così un rapporto di minoranza. La previsione minoritaria può essere diversa dalle altre proprio perché esistono più futuri possibili quindi viene introdotto il tema dei futuri multipli.
La precognizione, dunque, non dimostra necessariamente il determinismo. Con questa lezione anticipata, Dick risponde a una domanda che si sono posti in tanti ultimamente e cioè se la science fiction possa mai essere stata in grado di prevedere il futuro. C’è chi ha risposto negativamente, tacciando ogni autore o autrice di aver imbrogliato i lettori un po’ come facevano gli imbonitori che nel Far West vendevano il prodigioso olio di serpente, panacea d'ogni male. C’è chi, invece, risponde con un’altra domanda, in pieno stile Philip Dick: che te ne fai della facoltà di sapere il futuro se il fatto stesso di conoscerlo non ti permette di interagire in libertà con esso? Vorrei tanto sentire cosa risponderebbero i tizi di cui sopra a questa domanda.
Ma torniamo ai precognitivi di Dick. In Noi Marziani, ambientato tra le comunità umane che vivono sul Pianeta Rosso, troviamo Manfred Steiner, un bambino autistico dotato di una forma particolare di percezione temporale: lui non vede il futuro ma lo percepisce come qualcosa che può raggiungere con la mente. Quindi più che vedere il futuro, si tratta di vivere il tempo in maniera diversa. Visto che la precognizione implica la presenza di futuri multipli, Dick esplora ulteriormente il tema in Ubik, romanzo in cui anche il lettore, oltre al protagonista, si chiede spesso in quale futuro stiano avvenendo i fatti narrati. Ubik è il romanzo con cui Dick inizia a far coincidere il suo genio creativo con la sua presunta facoltà precognitiva. Da questo romanzo in poi l’autore inizierà a concepire la creatività come una forma di ricezione di informazioni provenienti da una sorgente esterna.
Nel saggio Come costruire un universo che non cada a pezzi in due giorni, Dick formalizza questa tesi sottolineando le associazioni tra il suo vissuto e alcuni fatti raccontati nel romanzo Scorrete lacrime, disse il poliziotto. In un'intervista, Dick ha affermato che dopo aver scritto il romanzo si è accorto che alcuni eventi della sua vita somigliavano ad alcune scene del romanzo e in alcuni casi c’erano dei collegamenti con testi che non aveva ancora letto. Dick non dice di essere un precog, ma che gli accadono cose che non sa spiegarsi e che non riesce a controllare.
Il precog nella narrativa di Philip Dick assume quindi molteplici ruoli. Se volessimo distinguere tre segmenti della carriera dell’autore in cui esplora questo tipo di tema potremmo identificare quattro fasi.
In una prima fase il precog è un personaggio di una storia come in Un mondo di geni, E jones creò il mondo e Minority Report. Ci chiediamo: cosa succederebbe se qualcuno potesse conoscere in anticipo il futuro? Nella seconda fase, come in Ubik e Noi Marziani, la precognizione diventa una facoltà che permette di percepire il futuro come una realtà aggiuntiva e ci domandiamo: e se il futuro non fosse qualcosa che vediamo, ma qualcosa che interagisce con il presente?
In una terza fase di questo studio Dick riflette il tema sul suo vissuto e si chiede: E se io stesso avessi scritto cose che successivamente sono accadute nella mia vita? In base a ciò che ha sperimentato scrive Scorrete lacrime, disse il poliziotto che contiene molti dettagli sovrapponibili a eventi che lui non aveva ancora vissuto. Infine, nella quarta e ultima fase, quella più filosofica e per certi versi controversa, precognizione, memoria, divino, simulazione e realtà alternativa finiscono per diventare diverse interpretazioni dello stesso fenomeno. Nell’Esegesi la precognizione compare in modo particolarmente interessante perché Dick non la tratta più soltanto come un espediente narrativo, ma cerca di usarla per spiegare la propria esperienza del tempo.
“È una prospettiva nuova e inquietante, ma che stranamente coincide con le mie esperienze oniriche e con la mia precognizione di eventi che avanzano verso di noi dal futuro; li sento avvicinarsi inesorabilmente, non generati dal presente, bensì in qualche modo già esistenti, seppur non ancora visibili. [...]”
“Se in qualche modo sono già ‘lì’ e noi li incontriamo in successione (l'universo a blocchi di Minkowski: gli eventi sono tutti già presenti, ma noi dobbiamo incontrarli in successione), allora questa potrebbe essere una visione corretta del tempo e della causalità. [...]”
Sembra evidente che Dick stia cercando di rovesciare la concezione ordinaria della precognizione sostituendo la catena Presente - Previsione - Futuro con Futuro Già Esistente - Informazione - Presente offrendoci così una nuova definizione in cui il futuro esisterebbe già a noi lo incontriamo uno stato dopo l’altro. Qui la precognizione cessa di essere un tema sovrannaturale per diventare un problema ontologico. In questa concezione, gli eventi del passato e del futuro non sono necessariamente inesistenti prima del loro accadere: sono già presenti in una struttura temporale più ampia, mentre la nostra coscienza li attraversa sequenzialmente e questo spiegherebbe perché Dick descrive le proprie precognizioni come qualcosa che sente o che si avvicina dal futuro.
Si tratta di percepire qualcosa che esiste già ma che non è ancora diventato visibile nella nostra linea temporale. Dick lo ha definito “tempo ortogonale”. In base a questa concezione, Minority Report assume retrospettivamente un significato molto più profondo. Nel 1956 Dick immagina persone che ricevono informazioni dal futuro. Successivamente comincia a chiedersi se lui stesso non abbia ricevuto informazioni dal futuro. Ciò lo porta a una nuova concezione di futuro.
Dick continua a dimostrare quanto il suo lavoro sia fare filosofia attraverso la letteratura.
Scopri di più: Pecore elettriche





















