di Riccardo Bruni
Abbiamo aperto questo blog per raccogliere pensieri e appunti sul nostro lavoro, raccontarne un po’ il dietro le quinte e aggiungere un ulteriore focus su storie e immaginario contemporaneo. Per cui, forse è giusto partire da una questione che, affrontando certi temi, torna spesso: l’escapismo.
A volte si tende a considerare il fantastico una via di evasione dalla realtà. Un modo per fuggire dal quotidiano e rifugiarsi in posti immaginari. È un pregiudizio radicato. E, come spesso accade con i pregiudizi radicati, è un errore. Almeno così la pensiamo da queste parti, a Edizioni Neverend. Qui consideriamo il fantastico, inteso non solo come genere letterario ma in senso più vasto come attitudine, uno degli strumenti più potenti per leggere il presente. Non una fuga, quindi, ma una chiave di lettura. Non un altrove rispetto a qui, ma un modo diverso di stare qui. Uno strumento accordato per raccontare e raccontarsi, andando a cogliere in storie di draghi, mondi immaginari, distopie, miti antichi, galassie lontane, quei sentimenti universali che da sempre ci rendono umani.
Perché quando esploriamo il fantastico, in realtà, stiamo parlando di noi. Stiamo parlando delle nostre paure collettive, delle nostre speranze, dei nostri conflitti politici e morali. Stiamo cercando immagini che ci aiutino a interpretare un tempo frammentato, veloce, spesso contraddittorio. E quando lo facciamo con qualcosa che riesce anche a intrattenere, emozionare, divertire, allora ecco che ci troviamo dalle parti delle grande storie, quelle che non finiscono con l’ultima pagina, ma proseguono nel modo che hanno di riecheggiarci dentro. Per questo abbiamo scelto di lavorare sull’immaginario. Non per costruire rifugi, ma per aprire domande. Per cercare senso e interrogare le storie che abitano la cultura contemporanea.
Perché immaginare il possibile vuol dire preservare la capacità di cambiare il reale. Ed è per questo che il fantastico, quando è autentico, non è mai innocuo. È un territorio di tensione. Parla di potere, di esclusione, di sacrificio, di comunità. Parla di ciò che temiamo e di ciò che desideriamo diventare. E ci unisce, in questa ricerca. Ci aiuta a costruire territori condivisi, e difenderli dal Nulla.
Forse è proprio per questo che oggi, più che mai, vale la pena tornare al fantastico. In un tempo in cui tutto sembra schiacciato sull’immediato, sull’urgenza continua e sulla superficie delle cose, abbiamo bisogno di storie che sappiano rallentare lo sguardo e andare più in profondità. Recuperare prospettiva. Non per distrarci dalla realtà, quindi, ma per attraversarla meglio. Ed è anche da qui che nasce questo spazio: per raccogliere e condividere i nostri appunti lungo questo viaggio.


