C’è un modo di guardare il mondo in cui le cose non sono mai solo quello che sembrano. Nei film di Hayao Miyazaki questo sguardo è ovunque: negli oggetti, nei paesaggi, nei gesti più semplici. Ma non è una questione di magia, o almeno non lo è nel senso più immediato che diamo di solito a quel termine. È piuttosto una diversa idea di realtà. Ed è qui che si gioca tutto.
Nei suoi film il fantastico non irrompe come eccezione. Non è lo scarto rispetto a una forma di normalità che prendiamo per accertata. È parte integrante del mondo. Spiriti, creature, presenze invisibili non rompono l’equilibrio: semmai lo rivelano. Rendono visibile ciò che, nella vita quotidiana, tende a restare in secondo piano. Opere come La città incantata o Il mio vicino Totoro non ci chiedono di credere in un altrove. Chiedono, semmai, di riconoscere l’altrove che vive nelle pieghe del reale. L’altrove che è già qui, e di cui facciamo parte. Magari senza saperlo. Perché, in fondo, il fantastico — il meraviglioso, il magico — non è qualcosa che si colloca altrove rispetto a noi: è una dimensione del mondo che abitiamo. E quindi, inevitabilmente, anche una dimensione che ci riguarda proprio perché ne siamo parte.
In questo senso, il lavoro di Miyazaki intercetta qualcosa che riguarda proprio il nostro modo di pensare il fantastico. Che non è una fuga ma uno strumento di decrittazione. Un linguaggio. Un modo per mettere in forma questioni che altrimenti resterebbero sfocate, come il rapporto con la natura, la trasformazione, la perdita.
Il fatto è che c’è sempre una soglia nei racconti di questo straordinario autore. Una qualche forma di passaggio che siamo chiamati ad attraversare. E attraversarla significa spesso cambiare prospettiva, ma senza uscire dal mondo. Anzi, semmai entrandoci più a fondo, fino a scoprire il meraviglioso che lo permea.
È anche una questione di aria, di movimento. Nei film di Hayao Miyazaki, del resto, il vento è una presenza costante. Non si vede, ma agisce. Sposta, attraversa, mette in relazione le cose. È una forza che trasforma. Le nuvole, allora, diventano la sua forma visibile. Il suo racconto. Si muovono, si addensano, si dissolvono, cambiano continuamente disegno. Come le storie. Come le immagini che prendono forma senza mai fissarsi del tutto. Perché il fantastico, quando funziona davvero, aiuta a rendere più leggibile la realtà.
In questo senso, Attraverso le nuvole: Hayao Miyazaki e l’immaginario giapponese, il nuovo libro di Cinzia Catena che Neverend ha appena pubblicato, prova a seguire queste traiettorie. Una mappa per orientarsi tra luoghi e personaggi di questo immaginario, cogliendone le connessioni con la tradizione orientale e, allo stesso tempo, con la nostra esperienza quotidiana. Un percorso dentro immagini, temi e radici culturali di questo sguardo, per capire perché continua a parlarci. E cosa ci chiede, ancora oggi.
Scopri di più su Attraverso le nuvole: Hayao Miyazaki e l’immaginario giapponese
Riccardo Bruni
Edizioni Neverend


