Il 4 maggio non è una data qualunque, per gli appassionati di Star Wars. È diventata, nel tempo, una sorta di festa non ufficiale, nata quasi per gioco e poi cresciuta fino a trasformarsi in un appuntamento globale. Il motivo è noto: il celebre “May the Force be with you” si presta a un gioco di parole perfetto con “May the Fourth”. Da qui, lo Star Wars Day del 4 maggio.
Ma ciò che rende davvero interessante questa giornata è il modo in cui è nata: non da una strategia di marketing, ma da una partecipazione spontanea. Dal basso, come si dice. Sono stati i fan a riconoscersi in quella data, a riempirla di significato, a farne un’occasione per rivedere i film, condividere citazioni, riscoprire temi e personaggi. Solo in seguito anche Lucasfilm e Disney hanno iniziato a valorizzarla ufficialmente.
C’è qualcosa di profondamente coerente in tutto questo. Perché Star Wars è, fin dalle origini, un racconto che si costruisce anche attraverso chi lo guarda. È una saga che tiene insieme generazioni diverse: chi ha visto il primo film nel 1977, chi è cresciuto con la trilogia prequel, chi è arrivato più tardi attraverso le nuove produzioni. E ogni generazione ha trovato qualcosa di proprio dentro questa galassia lontana lontana.
Non è solo una questione di nostalgia. Qui a Neverend non lo è mai, una questione di nostalgia. Perché queste storie non finiscono davvero: continuano a echeggiare in ogni epoca, dentro quella cultura pop capace ogni volta di parlare a tutti. Di includere tutti. E così anche dentro Star Wars convivono elementi che raramente stanno insieme con questa naturalezza: il mito e l’avventura, la riflessione sul bene e sul male, ma anche un’ironia leggera che impedisce alla storia di prendersi troppo sul serio. È un equilibrio difficile, e proprio per questo duraturo. È una qualità dei grandi classici.
In questo senso, lo Star Wars Day è qualcosa di più di una semplice celebrazione in costume. È un momento in cui tutto questo torna a galla: il piacere del racconto, la condivisione, la possibilità di rileggere una storia che, pur rimanendo la stessa, cambia insieme a noi. E seguendo questo filo, ci si può spingere oltre la superficie di una narrazione senza fine, cogliendo l’occasione per interrogarsi su ciò che Star Wars continua a dirci oggi.
È il percorso che Filippo Rossi propone nel suo Filosofia di Star Wars, che attraversa la saga inseguendo le domande da cui è percorsa: il confine sottile tra luce e oscurità, il rapporto tra destino e scelta. Alla ricerca non tanto di risposte, quanto di interpretazioni. Di uno sguardo diverso. Di una prospettiva che cambia, ma che ogni volta ci riporta là, in una galassia lontana lontana.
Per saperne di più:
Filosofia di Star Wars: Imparare a vivere seguendo le vie della Forza
Riccardo Bruni
Edizioni Neverend


